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Anamorfosi cinetica – Prassinoscopio

Prendendo spunto dalla macchina precinema da cui trae il nome, Alessandro Panzetti ha voluto evidenziare l’aspetto compositivo funzionale alla simulazione del movimento esaltandone la dinamicità delle geometrie capaci, quando si osserva l’opera immobile, di creare aggregazioni di forme assolutamente non casuali mentre, quando è in rotazione, le stesse forme diventano parte fondante di un caleidoscopio tridimensionale ipnotico nella ciclicità del movimento.

Il Prassinoscopio è una macchina pre-cinema che nasce nel 1876 per creare l’illusione del movimento delle figure statiche. Questo mio Prassinoscopio vuole ribaltarne la funzionalità o, come minimo, renderla reversibile: quando la macchina è ferma, le fasi sono elementi compositivi di uno spazio e la loro aggregazione ne costituisce quindi l’architettura, l’estetica ovvero la scomposizione del movimento diviene il criterio compositivo dello spazio, criterio che viene però rivelato solo quando la macchina è in movimento e illuminata da una luce pulsante: in questa logica, la rotazione del disco assume quindi una funzionalità subalterna perché serve a svelare il criterio compositivo di uno spazio come avviene nell’anamorfosi prospettica quando si osserva l’opera dal giusto punto di vista. Il prassinoscopio, in quest’ottica, è assimilabile a un’anamorfosi perché anch’esso impone un’osservazione condizionata che permetta di svelarne la forma (come da sua etimologia dal greco anamórphōsis, comp. di ana- ‘di nuovo’ e morphḗ ‘forma’) di conoscerne la ragion d’essere.