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Federico Baruzzi Vaj

Altalene

Largo Bartolomeo Perestrello

 

ALTALENE

Altalene è un’opera d’arte che colma un vuoto nell’arredo urbano Romano. Una struttura in fil di ferro sostiene i fili elettroluminescenti che creano due altalene dondolanti, inserendosi perfettamente nello spazio cittadino abbandonato.
L’artista utilizza la luce ed il suo movimento per evidenziare una mancanza. Il ricordo così torna presente, portando a galla momenti passati, dimenticati, svaniti dalla memoria.

 

Federico Baruzzi Vaj

Federico Baruzzi è un light artist, designer e progettista d’interni laureato nel 2008 presso lo IED di Roma.
Si è specializzato frequentando un master in “Domestic Landscape” presso il NABA di Milano finito nel 2010. Negli anni si è appassionato all’illuminotecnica, acquisendo conoscenze e capacità tecniche sui materiali e sulla tecnica del suono.
Lavorare con la luce è, per lui, creare realtà psichiche parallele.

Ka:lu

Real Back - Il passato è il risultato

Largo Pedonale tra Via Gabrino Fondulo e Via del Pigneto

 

REAL BACK – IL PASSATO È IL RISULTATO

Real back esplora la contrapposizione che stiamo vivendo nella “civiltà digitale” odierna: una vita ed un’identità digitale che ci riempie il tempo privandoci dello spazio.
Il cerchio posto al centro del sistema rende l’installazione interattiva: lo spettatore inserisce la propria presenza, il proprio volto, scegliendo dove posizionarsi e come agire ed interagire sul tempo e sullo spazi.
Al centro del sistema si intercettano proiezioni e suoni artificiosi, digitali ed interattivi, che permettono allo spettatore di interagire e manipolare la realtà.
Immagini, soundscape della realtà, una natura “immobile”, paesaggi che si alterano seguendo il ciclo delle stagioni, esseri viventi che cambiano seguendo il ciclo della vita e della morte.
Una macchina del tempo che lavora nel presente, perché il passato è il risultato.

 

Luca Cataldo aka Ka:lu

Luca Cataldo (Ka:lu) è un artista multimediale che concentra le sue opere sull’installazione audiovisiva, le grandi proiezioni, il vjing, la produzione musicale e il djing.
Ognuna delle sue creazioni ha sempre una storia dietro che mira a offrire viaggi estetici fornendo un’esperienza coinvolgente per un pubblico eterogeneo.
L’artista sta terminando il suo ultimo Ep che sarà presto pubblicato su Stingray Vision Recording.

Yasuhiro Chida

0.04

Centro Culturale Spazio Impero, Via di Acqua Bullicante 133

 

0.04

L’idea di questo lavoro è basata sullo “Shishi-odoshi”, un dispositivo fatto di bambù che si trova nei tipici giardini giapponesi, che si inclina mentre si riempie d’acqua ed emette un suono quando questa colpisce la pietra sul terreno.
Il suono proveniente dalla canna di bambù, originariamente usato per spaventare gli animali, viene rielaborato dall’artista che lo trasforma e lo converte in luce.
Trovare la bellezza nelle le cose semplici è un concetto dell’estetica giapponese. Lasciandosi ispirare dal concetto di “MA” – traducibile come “Spazio” dal giapponese, ma anche come l’intervallo che intercorre tra due parti strutturali – l’artista riflette sulla tensione superficiale dell’acqua e sulla forza di gravità.
Questa piccola installazione pone l’accento sull’eleganza di una goccia d’acqua e sul suo volume, dal quale l’opera prende il nome.

 

Yasuhiro Chida

Yasuhiro Chida, nato nel 1977 a Kanagawa, in Giappone. Laureato in architettura alla Musashino Art University.
E’ il primo artista asiatico selezionato per il SIGNAL, il più grande festival artistico della Repubblica Ceca.
Ha partecipato all’Amsterdam Light Festival, uno dei più grandi festival della luce del mondo.
Collabora con l’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone e con Jaxa (Japan Aerospace Exploration Agency).
La sua ricerca spazia tra i confini dell’arte e della scienza.

Fabrizio Cicero

Ricordo Semi-solido

Via del Pigneto altezza civico 108

 

RICORDO SEMI-SOLIDO

L’albero troncato rappresenta un’interruzione della realtà esistente.
Il pensiero alla base dell’intervento proposto è il gioco di continuare con la fantasia una realtà preesistente.
Immaginando un futuro non lontano in cui gli umani avranno la possibilità di ricreare il ricordo attraverso la tecnologia, anche le fronde di un albero morto potranno rivivere temporaneamente, come un’eco lontana che riempie realtà mozzate.
La Proiezione su fumo artificiale è visibile dal punto d’osservazione segnato a terra con una X, solo in quel punto la prospettiva della chioma corrisponde con il ricordo della stessa.

 

Fabrizio Cicero

Artista Siciliano, classe 1982. Utilizza diverse tecniche tra cui la pittura, il disegno, la fotografia e il video.
Laureato in Tecnologie del Cinema presso l’Università di Messina, specializzato in fotografica presso lo IED di Roma, dal 2007 al 2011 è assistente del Maestro Alberto Di Fabio.
Nel 2012 si avvicina anche al mondo del teatro in qualità di light designer, esperienza che gli fa approfondire l’interesse artistico verso la tridimensionalità e le sue interazioni con la luce.
Fra le mostre più importanti, nel 2016 “Lafuria” presso l’Istituto di Cultura Cracovia a cura di Josuè Prezioso, “Asyndeton” presso il Castello di Rivara a cura di Franz Paludetto e nel 2017 “Contestare l’ovvio” presso il Museo laboratorio della Sapienza Roma a cura di Helia Hamedani.

Crono

Hope in a bottle

Stazione Metro C Pigneto

 

HOPE IN A BOTTLE

Protagonisti dell’opera dal grande impatto socio-pedagogico sono l’acqua e la plastica, due componenti perennemente unite nella comune ordinarietà di ognuno di noi.
Temi portanti sono la salvaguardia e la tutela dell’acqua, bene collettivo ma ancora non accessibile a tutti, troppo spesso sprecata, ed il consumo massivo della plastica, alla quale ogni oggetto di uso quotidiano è associato, che causa un disastroso inquinamento.
Il muro dell’installazione, composto da circe 1000 bottiglie di plastica trasparente di riciclo riempite d’acqua prelevata sul luogo, direttamente dai “nasoni” di Roma, è illuminato da una dinamica cromatica predefinita tramite i led RGB.
Gli artisti creano così un’opera d’arte “transitoria”, un ambiente sensoriale che porta l’osservatore a riflettere sui temi sociali contemporanei.
Alla fine del Festival l’acqua sarà reimmessa nel sistema idrico Romano e la plastica riciclata.

 

Crono

Il gruppo CRONO nasce spontaneamente dopo la prima prova generale a RGB Light Experience 2017 sulla base dell’amicizia tra Andrea Daly e Federico Cecchi, che condividono l‘interesse per l‘arte, competenze tecniche specifiche, passione per creare emozioni nell’animo delle persone attraverso le proprie.
Il nome del gruppo deriva dal greco Kronos – tempo, che è l’elemento cardine dei loro lavori.
Dalla fine del 2017 al gruppo si è aggiunto Roberto Sassoli, ambivalente, artista e tecnico.

Niccolò Forcella e Martina Mele

Urban Captivity

Via di Tor Pignattara, 90

 

Urban Captivity

Il progetto video nasce da una visione distopica e catastrofica del futuro, la cui fase germinale sembra già iniziata: un futuro in cui la diversità non viene tollerata, gli strati sociali più disagiati vengono allontanati ed isolati per paura ed ignoranza.
Le proiezioni dei volti degli immigrati del Pigneto, simbolicamente intrappolati nelle cassette dei contatori dell’acqua da cui non riescono a liberarsi, sottolineando così il clima d’odio che aleggia nel nostro paese.
L’opera è partecipata: gli artisti hanno coinvolto i ragazzi stranieri del quartiere troppo spesso discriminati, filmandoli e, in un secondo momento, hanno elaborato le immagini digitalmente.

 

 

Niccolò Forcella e Martina Mele

Giovane duo trapiantato a Roma.
Niccolò Forcella, nato a Teramo nel 1993, laureato in Lettere Moderne presso l’Università di Firenze. Sta concludendo il corso di laurea Magistrale in Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali presso La Sapienza di Roma. Appassionato di cinema dall’infanzia, realizza diversi cortometraggi autoprodotti ed indipendenti.

Martina Maria Mele, classe 1994, nasce in provincia di Lecce.
Laureata in filosofia, trasferitasi a Roma frequenta il corso di laurea Magistrale in Teatro, Cinema, Danza e Arti digitali presso La Sapienza di Roma. Il suo interesse principale è la critica cinematografica: attualmente scrive per una rivisita di cinema online, Lo Specchio Scuro.

Diego Labonia

Near Death

Parco Giordano Sangalli

 

NEAR DEATH

Near Death è un ambiente multisensoriale, uno spazio di passaggio, fatto di commistione tra luci e suoni.
L’opera d’arte cerca di decostruire l’immaginario della morte, partendo dalle testimonianze riportate da coloro che hanno avuto una N.D.E. (Near Death Experience): un salto momentaneo nella continuazione della vita oltre quello che conosciamo, in un continuum di visioni, suoni ed atmosfere cinestetiche.
Rompere lo schema dell’immaginazione collettiva, ripristinare l’uomo al centro del suo essere, senza dogmi e paradigmi, nell’assoluta bellezza.

 

Diego Labonia

Diego Labonia, in arte DieLab, è un light artist, ideatore e direttore artistico del Festival RGB Light Experience.
La sua tecnica artistica, che ha come topic la luce nella sua forma installativa, è una commistione tra analogico e digitale: “l’espressione massima dell’ingegno umano quando viene applicata all’arte”.
Nel 2009 fonda Luci Ombre, società che si occupa di ideare e realizzare eventi culturali con una forte impronta sulle nuove tecnologie e sul rispetto dell’ambiente.
Nel 2014 realizza progetti di illuminazione urbana, tra cui Radiolaser, che ha illuminato il Capodanno ai Fori Imperiali. Le sue opere più celebri sono Specchio Riflesso, realizzato per RGB15, Ether’ò realizzata con Simone Palma, Arcobalenide realizzata per il Festival Fotonica.

Luca Mauceri + MediaMash Studio

La Racine

Teatro Studio Uno, Via Carlo della Rocca 6

 

LA RACINE

Legno, cellulari, motori riciclati, vecchi apparecchi fotografici e radici di piante danno forma ai proiettori auto-costruiti che, adattandosi allo spazio, creano un’opera in perenne mutazione. Materiali di scarto e di recupero conferiscono all’installazione un aspetto tecnologico decadente.
Come in una rappresentazione di un presente alternativo, il cannibalismo tecnico dei vari materiali di cui è composta l’installazione crea uno scenario anacronistico e futuribile.
Il motivo che crea un legame visivo tra le varie apparecchiature è l’immagine di una radice, non organica ma piuttosto un’entità metafisica.

 

 

Luca Mauceri + MediaMash Studio

MediaMash Studio è un collettivo di artisti con base a Firenze che si occupa principalmente di arte contemporanea, utilizzando luce e video come principale mezzo di espressione.
Le installazioni di MediaMash sono spesso caratterizzate da una natura site-specific e dall’uso di materiali non convenzionali.
Luca Mauceri, Jacopo Rachlik e Emilano Renzini realizzano video-mapping e allestimenti interattivi tra cui Kandinsky Colour Experience, Montecatini Terme, PT, 2018; installazione La Foresta, XI Florence Biennale, Firenze; performance Natural Live, XI Florence Biennale (FI) e Artimino Contemporanea (PO).
Nel 2018 partecipano a La Festa di Roma, il capodanno della Capitale, dove espongono Day Hole – opera presentata per la prima volta a Roma per RGB Light Experience 2017.

Willem Mertens

CTRL + ALT + ESC

Piazza Niccolò Copernico

 

CTRL + ALT + ESC

E’ un’installazione di videoarte che mescola i mondi della danza e dell’animazione.
I contenitori che compongono l’opera sono illuminati dall’interno, sulla facciata principale è proiettata una figura in scala reale di una donna, dando così l’illusione di una vera presenza al suo intero.
La storia raccontata è di un prossimo futuro. Un futuro collocato in spazi non più grandi dei contenitori che si hanno davanti dove l’unica realtà diversa da quella rappresentata è visibile dalla finestra collocata nell’apertura del contenitore superiore, la visuale è di un mondo molto più grande di una scatola, non limitato da restrizioni come spazio, tempo o denaro.
La protagonista interagisce con questo mondo tramite una massa scura che cambia forma, le sonorità del pianoforte ne faranno da sfondo e d’accompagnamento.

 

Willem Mertens

Willem Mertens è un artista di 27 anni.
Nel 2012 si è laureato alla scuola d’arte di Luca a Gand.
Nel 2016 ha vinto la competizione di video mapping di Bring Your Own Beamer (BYOB).
Questo gli ha fatto guadagnare un posto al Light Festival di Gand in 2018. Qui ha presentato “Ctrl + Alt + Esc”. Nel suo lavoro esplora la relazione tra il digitale e l’umano, danza e animazione, luce e buio.

High Files

Clorophylla Prj

Via del Pigneto, angolo via Marin Sanudo

 

CLOROPHYLLA PRJ

3018. L’inquinamento ha devastato il pianeta.
La popolazione, costretta a fuggire dalle città, si è rifugiata in zone campestri.
I centri abitativi si sviluppano intorno a piccoli nuclei alberati, sono gli alberi e il loro ciclo vitale l’unica cosa che riesce a fermare l’imperterrito avanzamento di un’irrespirabile coltre nera.
L’artista ha ideato così Clorophylla PRJ, unico sistema tecnologico per produrre ossigeno che è riuscito a garantire la sopravvivenza.

 

Tommaso Rinaldi aka High Files

Tommaso Rinaldi, aka High Files, lavora come visual artist e stage designer con le più importanti organizzazioni di eventi musicali a Torino ed Alessandria.
Dopo gli studi in Scenografia presso l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino si specializza in Live Cinema Performance e Vj set, Videomapping, e Drammaturgia Digitale.
A partire dal 2016 partecipa ai Festival internazionali di Visual Art come LPM Live Performers Meeting, Pomezia Light Festival, Genius Loci Weimar, RGB Light Experience e vincendo la categoria VJ ART nel contest di videomapping dell’Odessa Light Fest 2017.
Attualmente è docente di Drammaturgia Multimediale presso l’Alma Artist Academy di Pisa.

Raffaele Settembre

Finestra Dimensionale

Parco Giordano Sangalli

 

FINESTRA DIMENSIONALE

Una singolare finestra capace di portare in una moltitudine di luoghi immaginari e reali. L’installazione è una scultura autoportante, composta da una scala che conduce ad una finestra-monitor, surrealisticamente contrapposta al luogo storico che la ospita, di fronte l’Acquedotto Alessandrino.
Osservare le immagini nella finestra può far scaturire sentimenti contrapposti come l’impellente desiderio di fuga dalla propria condizione reale verso luoghi percepiti come migliori, lontani nello spazio e nel tempo o, al contrario, l’ancoraggio al proprio presente, per non addentrarsi in luoghi percepiti come ostili.

 

 

Raffaele Settembre

Raffaele Settembre, classe 1968, è un designer formatosi allo IED e presso la Facoltà di Architettura “Ludovico Quaroni”.
Svolge attività dal 1994 in vari campi quali architettura, design, allestimenti e scenografie digitali, ideando e realizzando spettacoli di teatro e in diverse città d’Italia con l’associazione Orma Fluens di cui è socio fondatore.
Tra gli ultimi lavori, la realizzazione dell’allestimento di “Combustioni” dell’artista Dicò al Museo Vittoriano di Roma.

Robert Sochacki

NO79 41°53'01.2"N 12°32’30.1"E

Via Lodovico Pavoni, 79

 

No.79 41°53’01.2″N 12°32’30.1″E

L’opera site-specific è progettata per creare un’interpretazione visiva della curvatura spazio-temporale. L’artista ha creato, per il vicolo dalle strette pareti, l’illusione di uno specchio infinito che si accende in una sequenza ciclica.
Nonostante l’opera sia in parte nascosta, il passante viene attirato dal cambio a intermittenza delle luci.
L’analogia rappresentata riguarda il futuro, così come l’opera è nascosto dietro l’angolo, serve consapevolezza e attenzione per coglierlo. Nel momento in cui l’opera stessa si oscura ed il tunnel di luci si spegne, si oscura anche il pensiero dello spettatore.

 

Robert Sochacki

Robert Sochacki, Polacco, classe 1971.
Ha studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Danzica, in seguito si è formato come scenografo di teatro ed infine ha virato sul video.
Membro del Dipartimento di Pittura dell’Accademia di Danzica, dove ha completato il suo dottorato di ricerca sull’arte della luce nello spazio pubblico.
I suoi progetti sono stati sostenuti dal Ministry of Culture e National Hertiage polacco.
Ad oggi è docente e ricercatore presso l’Accademia Danzica e, come light artist, espone le sue opere in Festival internazionali nel mondo.

Tonoptik

Leuchtkraft

Via dell’Acquedotto Alessandrino, 103

 

LEUCHTKRAFT

Leuchtkraft, in tedesco luminosità, è una delle caratteristiche principali di un acceleratore quantistico. L’installazione è un’interpretazione artistica di alcuni principi dell’operazione dei collisori adronici.
La dimensione e la posizione degli schermi traslucidi sono calcolate per far sì che, insieme ai fasci luminosi provenienti dai due proiettori posizionati ai lati opposti degli schermi, si crei una composizione volumetrica con effetto stereo.
È la componente interattiva a regolare dinamiche del video e del suono generati.
Gli spettatori sono invitati ad osservare l’installazione da angolazioni diverse, indicando così l’impatto dell’osservatore sull’osservato e generando, tramite l’avvicinarsi o l’allontanarsi dal centro dell’opera, ogni volta una composizione unica e diversa.

 

Tonoptik

Il collettivo Tonoptik, proveniente da San Pietroburgo in Russia, nasce nel 2014 dalla collaborazione tra gli artisti Yury Tolstoguzov e Alexander Inkov.
Insieme sperimentano configurazioni sonore e visive, basando il loro approccio su una libera esplorazione delle tecnologie multimediali contemporanee.
Gli artisti hanno partecipato ad alcuni dei Festival internazionali più importanti, vincendo nel 2017 il premio MADATAC08 per l’installazione più innovativa in Spagna.

Kai Van Der Puij

1-11,5 Hz

Galleria Marranella, Via della Marranella 39d

 

1-11,5 Hz

Dal momento in cui l’opera viene messa in moto e inizia a prendere velocità, è possibile intendere un parallelismo con un qualsiasi essere vivente, che respira e si muove.
1-11.5 Hz è un’opera d’arte cinetica che studia la luce, delineandone il movimento.
Un motore elettrico imprime un moto rotatorio al cavo luminoso protagonista dell’opera, che a sua volta è controllato da un convertitore di frequenza.
Velocità di rotazione e frequenza di oscillazione definiscono quindi la forma assunta dal cavo in un dato momento.
La luce, creando un’illusione ottica, assume il ruolo di scultrice di nuove figure, tracciando confini e sagome entro lo spazio prestabilito dal cavo.

 

 

Kai van der Puij

Architetto finlandese, vive ad Helsinki, classe 1969. Si è laureato presso l’Università di Arte e Design con un master in architettura d’interni e presso l’Università della Tecnologia di Helsinki con un master in architettura.
I suoi interessi riguardano l’arte, l’architettura ed il design di mobili.
Dal 2005 lavora come designer nella società che ha fondato, continuando a partecipare a varie mostre di light art e ad esposizioni di arredamento d’interni.

Vj Alis

I am you

Parcheggio tra via Ludovico Pavoni e via del Pigneto

 

I AM YOU

Un videomapping architettonico 3D che racconta un viaggio nel tempo partendo dal futuro fino ad arrivare ai giorni nostri.
I vari livelli dei piani dei due palazzi diventano parte integrante del racconto, sono supporto per inscenare storie di vita di un ipotetico futuro, si trasformano in navicelle, fino a tornare ad essere semplici e palazzi vissuti quotidianamente.
Le facciate dei due palazzi, nonostante la somiglianza, si trovano in questa scelta artistica per la prima volta a scrutarsi, come se si conoscessero per la prima volta, interagendo tra loro e facendo sì che il futuro si specchi nel presente.

 

Alice Felloni aka Vj Alis

Alice Felloni, aka Vj Alis, è una visual artist e video mapping performer romana, classe ’85.
Insegna al corso di Video Design dello IED (Istituto Europeo del Design) di Roma, ha lavorato e collaborato con realtà quali RAI, Fendi, Female Cut, IDentity Communication, ha realizzato video mapping per concerti di noti artisti del panorama italiano.
Nel 2016 è stata la vincitrice del VJ Contest del Signal Festival di Praga.

Vjit ft. Alexia Robbio

Omaggio a Nico D'Alessandria

Piazza dei Condottieri

 

OMAGGIO A NICO D’ALESSANDRIA

L’installazione è un omaggio al film “L’imperatore di Roma” (1987) opera d’esordio di Nico D’Alessandria, cineasta indipendente della capitale.
Il protagonista del film, schizofrenico e tossicodipendente, si proclama imperatore d’una città senza domini né dignità.
La proiezione integrale del film, distorta nel suono e nell’immagine, omaggia il cineasta.
Una sovrapposizione del presente nel passato, data dall’intrusione di una nuova sonorizzazione, che ripete lo stesso processo di Nico D’Alessandria il quale scrive: “Lo girai muto, in 35 mm, lo sonorizzai dopo con le voci dei protagonisti, e lo montai personalmente.
Una distorsione dell’immagine e del suono che si traduce in una dispersione di senso, tra un passato asfittico e un presente da ricostruire.”

 

 

Vjit feat. Alexia Robbio

Vjit è nato nel 2010 dall’incontro tra Francesco Iezzi, Dalila D’Amico e Maria Costanza Barberio. Il progetto deriva da diversi ambiti: filosofia, cinema, musica e teatro.
I video di Vjit si concentrano su un piccolo aspetto della realtà e lo trasformano in una forma astratta e una visione concettuale.
Ogni video evidenzia la connessione tra il movimento interiore della natura (il macrocosmo e il microcosmo) e il movimento oscuro del suono.
Le esibizioni dal vivo sono il risultato di un metodo aleatorio che fonde geometria minimale, spazio vuoto e interazione sonora in tempo reale.
La sonorizzazione dell’opera è a cura di Alexia Robbio, giovane produttrice di musica elettronica.

Volna

Rotor

Centro Culturale Spazio Impero, Via di Acqua Bullicante 133

 

ROTOR

L’Installazione luminosa consente ai visitatori di perdersi nel tempo e nello spazio, osservando la rotazione immaginaria del cilindro luminoso.
L’opera si ispira al concetto di “Macchina del tempo di Tipler” basato sul presupposto che un volume infinitamente lungo in rotazione lungo il suo asse longitudinale, può causare mutazioni nello spazio-tempo, deformazioni spaziali e temporali che renderebbero possibile il viaggio nel tempo.
Le animazioni continue dei laser RGB danno l’idea di materia rotante, generando un effetto stroboscopico. Ai fruitori è proposto un effetto ottico: potrà sembrare loro che la rotazione sia lenta, ad altri risulterà veloce, alcuni osserveranno il movimento in senso orario, altri ancora nella direzione opposta.

 

 

Volna

VOLNA è un collettivo di artisti di San Pietroburgo, Russia.
Il gruppo proviene da diversi background: architettura, design, arte e studi culturali, tutti però sono accumunati dalla volontà condivisa di trasformare e deformare artisticamente gli spazi.
La loro principale passione è creare installazioni luminose su larga scala.
Attribuiscono grande importanza ad ogni fase del lavoro, dallo sviluppo e dalla visualizzazione grafica dei concetti, continuando durante l’intero ciclo di produzione, compresi l’assemblaggio, la programmazione e la documentazione.

VJ Janus

Itertime

Performance itinerante

 

ITERTIME

L’artista indossa una maschera tecnologica brevettata, chiamata Vj Janus, composta da uno schermo posto sulla schiena ed una telecamera collegata ad esso, per riprendere ciò che le si presenta davanti. Percorre il percorso del Festival creando un intervento performativo itinerante, che coinvolge i passanti e lo spazio circostante. Riprendendo con la telecamera cattura pezzi di presente: le vie, le persone, i dettagli e luce.
Il tutto è automaticamente trasformato in immagini che, una volta trasmesse sullo schermo, appartengono già al passato.
Riprendere il presente, trasformarlo in passato e viceversa.

 

 

Simona Verrusio aka VJ Janus

Simona Verrusio, performer, videomaker e regista.
Il suo percorso artistico inizia nel 1998, seguendo classi di teatro, con metodo Strasberg e il biennio dell’Accademia Teatrale dell’Orologio.
Ama scrivere, racconti e poesie, realizzare video, alcuni premiati. Negli ultimi anni, come performer e operatrice culturale, partecipa ed organizza eventi culturali multidisciplinari.
Si è laureata al Dams di Roma3 nel 2012. Con la maschera tecnologica brevettata VJ Janus si interroga sull’interno e esterno di sé.

Federico Baruzzi Vaj

Fantasmi Urbani

Mercato Largo Bartolomeo Perestrello

 

FANTASMI URBANI

L’artista ha ideato un’opera site-specific intervenendo sulle serrande del Mercato di Largo Perestrello tramite l’ausilio di vernice fluorescente trasparente, che prende colore solo tramite la lampada di Wood.
Per l’artista l’illuminazione urbana deve essere vista anche in modo alternativo, con senso critico, per evitare l’inquinamento luminoso, ma senza rinunciare a porre l’accento sui dettagli.
La vita dei colori del giorno è prolungata nella notte, con modalità nuove, vagamente distorte e dissonanti.

 

Federico Baruzzi Vaj

Federico Baruzzi è un light artist, designer e progettista d’interni laureato nel 2008 presso lo IED di Roma.
Si è specializzato frequentando un master in “Domestic Landscape” presso il NABA di Milano finito nel 2010. Negli anni si è appassionato all’illuminotecnica, acquisendo conoscenze e capacità tecniche sui materiali e sulla tecnica del suono.
Lavorare con la luce è, per lui, creare realtà psichiche parallele.

Alessandra Mosca Amapola e Stefano Tommasi

Cronopios

Lightales Photography Via Attilio Mori, 17

 

CRONOPIOS

Cronopios è una danza luminosa di due astri che si animano a quattro mani, due teste ed un unico corpo.
Due creature che si compenetrano, si odorano, danzano, si fondono.
Un viaggio sensuale di serpenti sinuosi con un’anima musicale in un cosmo di stelle.
Una via lattea, una costellazione di occhi che si aprono e si chiudono.
Un andare e tornare, un prendere e lasciare, un perdere e trovare, un dondolare e toccare.
Cronopios ruba a Cortazàr il suo nome. Julio definisce le sue creazioni come disegni fuori dai margini, poesie senza rima. Creature verdi, acquose, idealiste e disordinate.
Si nutrono di suoni antichi, leggende e ombra d’alberi.
Si guardano, si ascoltano, si respirano in cerchio come dei Ciclopi.
I Cronopios hanno comportamenti di poeti, di asociali.
Perdono la testa quando s’innamorano, smettono di scrivere sulla carta e iniziano a scrivere poesie ovunque, persino nel firmamento.

 

ALESSANDRA MOSCA AMAPOLA

Eclettica e versatile, un’artista a tutto tondo che trova nell’arte la sua casa, il suo rifugio, il suo parco giochi.
Ha vissuto e continua a vivere mille esistenze attraverso i personaggi che interpreta, i video che crea, le collaborazioni con artisti da tutto il mondo.
Fotografi, pittori, scultori, scrittori, videomaker, musicisti, ecc. divengono le sue braccia, gambe, mani… ulteriori estensioni di un abbraccio corale creativo.

 

STEFANO TOMMASI

Stefano Tommasi è un fotografo freelance, un poeta dell’immagine.
Inizia il suo percorso di ricerca artistica nel 2006.Frequenta corsi di formazione tecnica a Milano e Firenze e segue la sua sperimentazione nell’ambito della fotografia concettuale.
Vincitore del secondo premio giuria popolare, al concorso nazionale “ Premio Cascella 2012 ”. Espone le sue opere in tutta Italia e, recentemente, in Francia.
É nel 2016, fotografo del progetto “ Haberowski”con Alessandro Haber. Partecipa, con l’opera “ Bla bla bla “, al concorso Magnum Photography Awards 2016, categoria arte. Con la medesima opera,vince il primo premio di “ In contemporanea Porcari 2016”.
Espone a Carmaux ( Francia ), il nuovo progetto “I sogni della mente”.
Viene inserito nell’archivio Italiano dell’autoritratto fotografico (MUSINF), assieme a nomi celebri della fotografia italiana.

Collettivo Metadiapason

Memory XII

Centro Culturale Spazio Impero, Via di Acqua Bullicante 133

 

MEMORY XII

Fond memory brings the light of other days around me.” Thomas Moore

Nel futuro, e in parte già presente, comprenderemo l’enorme perdita dovuta all’impossibilità di leggere i dati conservati nelle memorie elettroniche, digitali e analogiche, che abbiamo usato per anni. Floppy disk, nastri magnetici, vhs, compact disc, dvd, pen drive: memorie che, oltre a soffrire l’obsolescenza propria e dei supporti necessari a leggerli, conserviamo con enorme pressappochismo.
Cosa rimarrà di queste memorie che compongono la memoria di vita di più generazioni?
Che relazione esiste tra queste memorie e la memoria umana, sia biologicamente come rete di impulsi elettrici che socialmente come rete di relazioni?

 

Collettivo Metadiapason

Il collettivo è composto da Leonardo Zaccone, Francesco Guarino e Stella Passerini, sperimenta forme di arte partecipativa attraverso l’interazione digitale e sociale, indagando il rapporto tra tecnologia e umanesimo.

Yasuhiro Chida

Myrkviðr

Garage sottostante Largo Pedonale tra Via Gabrino Fondulo e Via del Pigneto

 

MYRKVIÐR

Una ruota di alluminio composta da una luce a LED, ruota lentamente al centro del complesso.
Una ragnatela di filo di nylon, disposto nell’intera sala, riflette la luce emanata dai LED, così da creare migliaia e migliaia di minuscoli punti luminosi che si muovono nello spazio.
L’impressione è quella di assistere al fenomeno naturale noto come ‘’la polvere di diamante’’: una manifestazione metereologica che si può ammirare nei giorni limpidi in Antartide. Il fenomeno si verifica quando sul ghiaccio cristallizzato in aria si riflettono i raggi del sole.
Migliaia di minuscole luci fluttuanti e fluide, che disegnano nell’aria, lasciano allo spettatore l’idea di un’immersione nell’acqua.

 

Yasuhiro Chida

 Yasuhiro Chida, nato nel 1977 a Kanagawa, in Giappone.
Laureato in architettura alla Musashino Art University. E’ il primo artista asiatico selezionato per il SIGNAL, il più grande festival artistico della Repubblica Ceca.
Ha partecipato all’Amsterdam Light Festival, uno dei più grandi festival della luce del mondo.
Collabora con l’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone e con Jaxa (Japan Aerospace Exploration Agency).
La sua ricerca spazia tra i confini dell’arte e della scienza. Partecipa a RGB18 con due opere: 0.04 e Myrkviðr.