V ed. 2020 “NATURARE”

La V edizione dell’exhibition urbana “RGB Light Experience. Roma Glocal Brightness” è stata completamente ripensata per rispondere alla crisi in nome della creatività e della resilienza, individuando nuovi modi di mantenere viva la produzione di arte e cultura. Il Festival è diventato così un’occasione di risposta, in nome della creatività, alle difficoltà e al disorientamento. Le modalità di fruizione dell’exhibition urbana sono state stravolte, non più una passeggiata per visitare le opere d’arte disseminate lungo un percorso urbano, ma una mostra di light art cui assistere direttamente da casa propria.

NATURARE, è “lightmotiv” dell’edizione 2020: un invito a ribaltare la concezione antropocentrica della Natura.

NATURARE, ci invita a pensare all’Umanità, e a tutto ciò che gli è proprio, non più come centro della Natura, ma come parte di essa; chiede di pensare ed agire con la consapevolezza che ci troviamo in un luogo vivo e siamo parte di un insieme strettamente interconnesso. L’Umanità agisce in modo invasivo e irresponsabile, egoistico e arrivistico, capitalistico e anti-capitalistico, illudendosi di governare il mondo naturale e ignorando le responsabilità che ha nei confronti di esso.  È necessario introdurre un cambiamento rapido e radicale:

“Quale azione artistica possiamo attivare per stravolgere il modo in cui l’Umanità si pone nei confronti della Natura? Come possiamo attraverso l’arte, massima espressione della creatività umana, “NATURARE” l’impatto dell’azione dell’intera Umanità e metterla in armonia con la Natura?”.

ARTISTI

Lea Brugnoli e Anna Torazza con Andrea Spontoni

Lea Brugnoli e Anna Torazza con Andrea Spontoni

Dissolvenze

Giochi di dissolvenza e trasparenza per guardare dentro agli edifici e per far diventare un’immagine fissa, un vero spettacolo. Effetti giorno e notte di vedute e scorci di città ispirati a Roma.

L’idea parte dallo studio della scatola ottica, rielaborazione del “Mondo Nuovo”, dove è lo spettatore ad originare, in modo del tutto analogico, le dissolvenze.

Questo progetto è ispirato alla nostra serie di installazioni “Pre-cinema Digitale” che si dedicano a digitalizzare, riportando alla vita, i giochi di immagine che hanno reso possibile la scoperta del cinema (“Riflessi”, creata per RGB 2019, ne faceva parte).

 

 

Lea Brugnoli e Anna Torazza, madre e figlia, lavorano artisticamente insieme, alla ricerca di opere d’arte legate a giochi d’animazione ed effetti ottici. Esplorano creazioni tipicamente analogiche che poi ripropongono in chiave digitale. Attualmente si dedicano a una serie di lavori che riguardano i giochi del pre-cinema, creando delle variazioni immersive, digitali e interattive.

Anna ha lavorato per molti anni per un laboratorio d’arte e animazione per bambini a Torino, partecipato a mostre d’arte, condotto seminari e corsi di formazione di didattica espressiva per insegnanti. Il suo lavoro è stato premiato a livello internazionale. Nel 1997 ha pubblicato il libro “Giochi d’immagine”. Oggi è alla guida di un Cinema in provincia di Torino, a sostegno dell’arte e della cultura locale.

Lea ha sviluppato opere interdisciplinari nel campo dell’architettura e del cinema, combinandole con il projection mapping. Negli ultimi anni si è anche esibita come vjing per musicisti ed eventi. Ora lavora come freelancer exhibition designer nell’ambito di esposizioni, mostre e performances.

Per la composizione sonora collaborano con Andrea Spontoni, artista multimediale e compositore di musica elettronica, specializzato in sound design e programmazione Max/MSP per installazioni, spettacoli e progetti interattivi. Ha già partecipato alla realizzazione di progetti per marchi come Balich Worldwide Shows, Leonardo, Google, Spotify e Cartier.

Website: https://www.leabrugnoli.com

Instagram: https://www.instagram.com/leabrugnoli

 

 

Luca Cataldo

Luca Cataldo

Legame

Lo spunto per questo progetto prende il via dall’osservazione di una simbiosi presente in natura tra il mondo vegetale e quello animale; il cecidio, comunemente chiamata galla, è una malformazione a carattere di escrescenze, una sorta di tumore della pianta, che si forma sulle foglie, sui rami, sul tronco e sulle radici dei vegetali provocata dagli insetti, acari o funghi per indurre la formazione di un’incubatrice dove questi ultimi affidano la sorte per la nuova vita.

Attraverso l’opera si vuole rappresentare un’armonia, una interazione tra due mondi apparentemente separati ma con un legame profondo, una sintonia invisibile, una conoscenza elaborata nel tempo; una dimensione di dialogo espressa con un linguaggio visivo che produce protuberanze spettacolari dalle forme e colori più variegati. In questa sottile relazione il mondo umano sembra esserne estraneo, legato a un semplice giudizio nella causa ed effetto che si instaura tra questi due mondi; un uomo che si percepisce separato, lontano dall’immaginare l’esistenza di un disegno più grande fatto di continua interdipendenza tra gli esseri viventi attraverso la quale la natura si manifesta.

Perché i processi di natura non hanno senso, hanno solo un inesorabile decorso che noi possiamo interrompere, senza però poter evitare il contraccolpo di natura. Esistono infatti in noi due soggettività. Una che dice “io”, i miei progetti, le mie aspettative, la mia visione del mondo carica di senso, e una che dice “natura” e interessi della specie, per la quale le sorti dell’io, le sue idee, i suoi scenari non hanno la minima rilevanza.” (Galimberti)

 

 

Luca Cataldo (Ka:lu) è un artista multidisciplinare specializzato nella realizzazione di  installazioni audiovisive, grandi proiezioni, vjing e djing. Le sue opere sono una miscela di immagine, suono, ambientazioni e strutture realizzate con diversi materiali quali ferro, tessuti, legno. Il suo approccio artistico è il risultato di un learning by doing. Attraverso il suo lavoro vuole esprimere e condividere i raggiungimenti e le conoscenze che la vita di ogni giorno ci insegna. Il suo stile è sempre alla ricerca di un’estetica che rappresenti la bellezza, in stretta connessione con la natura, che invita un pubblico eterogeneo ad un’esperienza immersiva, articolata in differenti livelli di interpretazione.

LINKS:

www.ka-lu.net

https://www.facebook.com/kaluaudiovisual  

https://soundcloud.com/kalunet

https://vimeo.com/kalunet

Deltaprocess

Deltaprocess

Overflow

“Overflow” è un’installazione multimediale site-specific che sviluppa il tema di “Naturare” simulando l’evoluzione spaziale sulla mappa di Roma e del Pigneto, di un organismo molto speciale: il Physarum Polycephalum. Questa particolare muffa unicellulare è dotata di intelligenza e abilità mnemoniche straordinarie – seppur priva di sistema nervoso – facendola materia di molti studi scientifici ed artistici. 

La mappa sulla quale l’RGB viaggia e si espande, è il terreno perfetto in cui mettere alla prova le abilità del Physarum, reinterpretato in chiave situazionista attraverso le mappe psicogeografiche e la tecnica della deriva proposta da Guy Debord. 

Attraverso l’identificazione dei luoghi in cui il camion di RGB passerà e si fermerà per proiettare le opere, il sistema creerà il nutrimento necessario al Physarum per evolvere, lasciando il comando della simulazione alla saggezza innata in forme base della natura. Ciò suggerisce quanto il rispetto e l’osservazione di tali processi sia indispensabile per una evoluzione armoniosa sul pianeta. 

 

Federico Petrei ha studiato Nuove Tecnologie per le Arti all’Accademia di Belle Arti di Venezia (2007-2010) e conseguito un diploma di Master in Design for Interactive Media alla Middlesex University di Londra (2011). Dopo due anni di lavoro come tecnico video e stage-designer in Inghilterra, dal 2010 al 2012, ha continuato la sua carriera di Visual e 3D Motion Designer nel collettivo di vjing e arti multimediali “Deltaprocess”, che ha fondato nel 2009. La sua produzione artistica è estremamente varia. Spazia infatti da video-scenografie per eventi culturali e di moda, a visual e proiezioni per festival di musica elettronica in tutto il mondo. Da opere multimediali, immersive e interattive per esposizioni di arte contemporanea, ad effetti speciali cinematografici (attraverso la tecnica del video-mapping) in produzioni per film e videoclip musicali. Concettualmente il suo focus è quello di riallacciare – attraverso l’interattività multimediale – una connessione profonda e perduta tra l’uomo e la tecnologia, percependo questa come un’estensione del proprio corpo e della propria mente. (www.deltaprocess.it

Raoul Battilani è un 3D artist, supervisore degli effetti visivi e musicista. Da sempre appassionato di musica e video, dal 1995 si dedica a tempo pieno allo studio dell’arte 3D e delle sue possibili applicazioni, utilizzando le tecniche di animazione, modellazione e rendering e sperimentando l’uso di audio video su effetti visivi. Ha collaborato con prestigiosi marchi internazionali, tra cui Disney, Lavazza, Duracell, Riot Games e molti altri. Ama la musica, “un’idea rende molto di più se ha una grande colonna sonora”. Oggi collabora attivamente con vari studi di produzione professionali e continua la sua sperimentazione sonora con progetti audiovisivi e con tutto ciò che riguarda la video arte. ( www.deltaprocess.it

Michele Taglialegne si diploma presso l’Istituto Statale d’Arte G. Sello di Udine. Dopo la maturità si trasferisce a Roma dove nel 2009 consegue la laurea triennale e nel 2012 la laurea specialistica Cum Laude in Progettazione Architettonica e Urbana. In questo periodo pubblica per conto della Prof. Gregory docente in “Teorie della ricerca architettonica contemporanea ed estetica” e lavora presso la Direzione Lavori del nuovo Centro Congressi di Roma EUR nel ruolo di disegnatore e 3D designer. Conseguita la laurea si trasferisce all’estero. Trascorre 4 anni tra Kenya e Ghana dove svolge per conto di aziende italiane e straniere il ruolo di progettista. Nel 2016 rientra a Udine per occuparsi di recupero storico, progettazione e interior design presso la società Dimora della quale diventa socio.  Da allora collabora con vari artisti friulani e porta avanti la personale ricerca artistica nelle arti multimediali tra design, grafica e performance.  In quest’ambito vanno evidenziate le collaborazioni con CSS Teatro stabile di innovazione del Friuli Venezia Giulia. (https://www.instagram.com/tgl.mhl/

Roberto Ranon, docente e ricercatore di Grafica 3D all’Università di Udine, ha operato anche nei settori dell’Interazione Uomo-Macchina e dell’Intelligenza Artificiale. Nel campo industriale, ha lavorato per diverse aziende a livello nazionale e internazionale, e ha collaborato con artisti nella realizzazione di installazioni e opere multimediali.(https://github.com/robertoranon

Hinrich Gross

Hinrich Gross

Groninger Tiles

Nel ciclo video “Groninger Tiles”, Hinrich Gross stringe insieme le foto ritagliate dalla facciata del Groninger Museum (Netherlands) in rapida successione. Emerge la suggestione di un movimento, una (quasi) analoga presa in giro del mondo dei pixel, un ritorno delle nostre abitudini di visione mediatica nel mondo del semplice fisico. Nella colonna sonora, il segnale polifonico, sempre lo stesso segnale polifonico, si sovrappone per creare un concerto di monotonia e intensifica il sovraccarico visivo. Per l’auto-salvataggio, l’occhio comincia a cercare modelli di movimento superiori.

Un parallelo alla situazione attuale è forse che anche noi siamo alla ricerca di nuovi modelli di comportamento. Inoltre, il suono è davvero fastidioso, proprio come le attuali restrizioni della nostra vita precedentemente abituata.

 

Hinrich Gross è Nato a Monaco di Baviera, ha studiato architettura e belle arti ad Amburgo.

Collettivo L4R

Collettivo L4R

Concrete walls

“Concrete walls” è un non-spazio all’interno dell’RGB Light Experience. Pennellate di luce che disegneranno i muri della città, componendo schermi dove la rappresentazione della natura, tramite analogie e metafore, darà sfogo alla contemplazione, attività quasi dimenticata in questa selva di cemento.

 

L4R è un duo multidisciplinare fondato a Roma nel 2018 da Clara Román e Tiago Branc. Insieme, attraverso la sperimentazione di tecniche artistiche analogiche e digitali, realizzano scenografie e installazioni. Il loro lavoro propone un dialogo tra le tematiche sociali ed ambientali per creare una consapevolezza attiva nello spettatore.

Luca Mauceri + MediaMash Studio

Luca Mauceri + MediaMash Studio

NaturalDown - Crescerà l'erba sulle nostre città

Foglie rettangolari di cemento, foreste disturbate, drammatici svolazzamenti.

Crescerà l’erba sulle nostre città” è un’interpretazione visiva sul paesaggio urbano e sull’interazione tra uomo e natura all’interno delle città.

 

MediaMash Studio è un collettivo di artisti con base a Firenze che si occupa principalmente di arte contemporanea e che utilizza la luce e il video come principale mezzo di espressione. Le installazioni di MediaMash sono spesso caratterizzate da una natura site-specific e dall’uso di materiali non convenzionali. Attivi nella scena culturale fiorentina, toscana e italiana realizzano video-mapping e allestimenti interattivi: Kandinsky Colour Experience, Montecatini Terme, PT, 2018; installazione La Foresta, XI Florence Biennale , Firenze; performance Natural Live, XI Florence Biennale (FI) e Artimino Contemporanea (PO). Nel 2018 in collaborazione col conservatorio di Firenze realizzano l’allestimento interattivo per il Teatro di Astana in Kazakistan: nello stesso anno partecipano a Luci e Ombre 2018 per il capodanno di Roma. Nel 2018 e nel 2017 sono presenti al Pomezia Light Festival, Pomezia (RM). Nel 2017 e nel 2018 partecipano a RGB Light Experience. Da ricordare le partecipazioni al Grey Cat Festival con la realizzazione di video-installazioni tematiche (2014 e 2015); la partecipazione alla mostra L’Opera Incompiuta presso la Galleria delle Arti del Disegno di Firenze (2014).

Jeremy Oury

Jeremy Oury

Emersive

“Emersive” è un’ipnotizzante esperienza ispirata a un futuristico universo a 8 bit.

Composta da una singola sequenza ripresa con la camera, questa video proiezione permette di esplorare diversi spazi dei microcosmi attraverso griglie, forme “low poly” e frattali, dove dominano colori brillanti come il verde smeraldo e il viola. Trascina lo spettatore in una lunga sequenza ipnotica che richiede al movimento della telecamera di adattarsi: rotazione, inseguimento, caduta, salita, avanzamento, ritirata.

La colonna sonora, mescolando musica e archivi audio, ricorda il contributo delle scoperte scientifiche e delle evoluzioni tecnologiche nella nostra società.

 

Jeremy Oury usa mezzi audiovisivi per produrre particolari opere d’arte digitale per installazioni, mapping sulle architetture e per teatro. Lavora sulle forme immersive capaci di piazzare lo spettatore al centro dell’universo virtuale e minimalistico e mettere in disordine la sua percezione dello spazio. Dal 2014 espone i suoi lavori nei vari paesi del mondo, dove ha vinto alcuni premi. 

Simone Palma e Raffaele Settembre

Simone Palma e Raffaele Settembre

Attraversamenti#02

“Ogni tanto tocco le mie braccia, le mie gambe, il mio corpo per capire se sto sognando o sono sveglio. Guardarmi allo specchio non basta per rendermi conto della mia esistenza, anche perché ormai non vedo più il mio volto.

L’immagine riflessa non so a chi appartenga. Sono in un’ampolla di vetro, il mondo di prima è troppo distante, una barriera invisibile mi separa da lui.

Mi sembra di vivere la vita di qualche altra persona, vedendomi da fuori in una sequenza d’ immagini che scorrono lentamente: dove sono io.”

 

Simone Palma è un artista attivo nel campo della multimedialità in ambito teatrale e performativo. Le sue  opere sono state esposte in diversi festival, mentre in ambito teatrale/performativo collabora con diverse  
compagnie e artisti, tra cui Alessandro Pintus e Gerardo Greco, Marco Tullio Giordana, Motus, Teatro di Dioniso, Teatro dell’Opera, MP5 e Teho Teardo.  
Raffaele Settembre è un designer attivo in vari campi quali architettura, design, allestimenti e scenografie digitali ideando e realizzando spettacoli di teatro danza e teatro integrato. Tra gli ultimi lavori, la realizzazione dell’allestimento al museo Vittoriano dell’artista Dicò e la partecipazione al RGB Lightfest del 2018 e 2019.
Francesca Cecarini e Chiara Patriarca

Francesca Cecarini e Chiara Patriarca

Giardino di cemento

Il nostro progetto, ispirato per regalare nuove emozioni alle Torri dell’EUR, rinnova la sua vocazione per far rifiorire, come un Giardino, la Rampa Prenestina. Daremo allo spettatore la sensazione che la natura, oggi relegata al solo verde prato antistante, si riappropri di questo spazio urbano, con giochi di morbide luci policrome che avvolgeranno l’edificio,  accompagnate da note musicali, ora dolci, ora vibranti.

 

Francesca Cecarini, di Macerata, e Chiara Patriarca, romana, sono docenti presso diverse Accademie di Belle Arti in Italia.

La loro esperienza lavorativa si sviluppa parallelamente, con inizio verso la fine degli anni Novanta, nel mondo dello spettacolo che le ha viste impegnate in concerti, tour musicali, eventi, festival, rappresentazioni teatrali e progetti d’illuminazione architetturale.

La loro poliedricità le ha rese protagoniste nella organizzazione, nel progetto e nella esecuzione di realizzazioni scenografiche e di lighting design.

La loro professione le ha condotte, attraverso diverse esperienze (Art director Francesca Cecarini, televisione Chiara Patriarca), fino all’insegnamento. Francesca Cecarini è attualmente docente di “Ecodesign” e “Light Design” presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata e Chiara Patriarca è docente di “Illuminotecnica” e “Scenografia” presso Macerata e di “Illuminotecnica” presso Bari e Frosinone.

Quadro Quantico

Quadro Quantico

Data storming

Oggi più che mai, i dati influenzano la nostra vita e le nostre decisioni. Basta guardare come le statistiche sull’andamento del COVID19 hanno inficiato sulle previsioni del futuro. La visualizzazione grafica dei dati rende tangibile e concreto un flusso costante a noi invisibile; dalle nostre scelte ai nostri spostamenti, dalle nostre visualizzazioni ai nostri click. Forme, simboli e numeri seguono una logica ben precisa. Dalle nostre cosiddette “clouds” (spazi di memoria virtuale) straripano dati e non possono più contenerli in sicurezza. “Data Storming”, tempesta di dati, intende provocare il fruitore proponendo una visualizzazione di dati confusi e caotici, un senza un ordine logico, ma allo stesso tempo armoniosi e dinamici tra loro. Come uno stormo di uccelli sinuose e repentine direzioni compongono forme in continuo
cambiamento. Un quadro digitale invade lo spazio pubblico modificandone la percezione e il suo contesto.

 

QuadroQuantico è un collettivo di giovani creativi nato nel 2017. Provenienti da background differenti che spaziano dall’Exhibit alle nuove tecnologie, si sono formati durante il corso accademico di Multimedia Arts and Design per poi proseguire la loro carriera artistica partecipando a bandi e realizzando progetti commissionati da Festival ed eventi.
Il collettivo, mediante l’uso di vari linguaggi, realizza installazioni interattive multimediali e performance audiovisive che indagano sull’integrazione di immagini, luce e suono per creare esperienze sinestetiche che immergono il fruitore.

Filippo Gualazzi ha conseguito il diploma in Nuove Tecnologie dell’Arte presso l’Accademia di belle Arti di Urbino, durante questo periodo ha intrapreso un percorso multidisciplinare che spazia tra grafica pubblicitaria, fotografia e videomaking. Nel 2013 si è iscritto presso l’Accademia musicale “ZeroCrossing”, dove ha frequentato un corso biennale in produzione di musica elettronica. Mondo dell’immagine e mondo del suono lo hanno spinto sempre di più a ricercare nuove forme espressive, così nel 2017 si è iscritto al corso di “Multimedia Arts&Design” presso la Rome University of Fine Arts, conseguendo la laurea magistrale a pieni voti nel febbraio del 2020. Le sue conoscenze in produzione musicale hanno preso forma in diverse collaborazioni con musicisti e compositori, nelle quali ha consolidato soprattutto la sua inclinazione verso le pratiche del video associate all’audio. Alcuni progetti audiovisivi, nati soprattutto in ambito accademico, gli hanno dato la possibilità di partecipare a Festival di rilievo internazionale come Matera Intermedia, UK Young artists, Live Performers Meeting, Media Art, RomaEuropa Festival e Biennale Musica di Venezia. Attualmente collabora a diversi progetti con studi come: NONE collective, Cabinaa, Otolab e con Associazioni culturali tra cui Umanesimo Artificiale e BitNet.

Daniela Gentile fin da bambina coltiva la sua passione per l’arte frequentando il corso quinquiennale di Pittura al Liceo Artistico “G. De Nittis”. Nel 2012 si trasferisce a Roma dove frequenta la RUFA – Rome University of Fine Arts, conseguendo una laurea in Interior Design. La sua poliedrica personalità la porta ad avvicinarsi alle più recenti sperimentazioni artistiche nell’ambito delle Media Arts, con particolare interesse per la Sound Art, sperimentando i suoni legati allo spazio, esplorando la percezione all’interno dell’ascoltatore. Partecipa attivamente a festival e rassegne sul territorio nazionale come lo Spring Attitute Festival (2016), Segnali a Perugia, il Media Art Festival a Roma e il Blooming Festival a Pergola. Ha conseguito un Master
in Multimedia Arts and Design (RUFA) in cui la sua ricerca e pratica è orientata allo studio del suono e delle forme d’onda come armi e come mezzo politico per la manipolazione psicofisica, il
controllo e l’influenza della popolazione civile. Dopo un’internship presso lo Spatial Sound Institute di Budapest, attualmente è ricercatrice sul suono presso The Works Research Institute.

Emanuela Mottola nasce nel 1994 a Roma. Frequenta il Liceo Scientifico, per poi conseguire la laurea triennale in Disegno Industriale presso la “Sapienza” Università degli studi di Roma nel 2016. Il progetto di tesi è stato selezionato per la pubblicazione sul volume ADI Index 2017 e le è stato conferito il Premio Eccellenze del Design nel Lazio 2017. Successivamente frequenta un Master di I livello in Interior, Exhibit & Retail Design al Politecnico di Torino. Alla fine di entrambe le qualifiche conseguite ha svolto dei tirocini formativi rispettivamente nell’azienda Siconf S.r.l a Roma e nell’azienda Building SPA a Torino. Per completare la sua formazione professionale decide di avvicinarsi alle nuove tecnologie, iscrivendosi al corso di specializzazione in Multimedia Arts and Design alla “RUFA – Rome University of Fine Arts”, terminandolo nel febbraio 2020. Durante il percorso di specializzazione svolge un tirocinio formativo di 3 mesi presso Studio Azzurro a Milano, con il quale collabora nella realizzazione della mostra “Fellini 100. Genio Immortale”, inaugurata a Rimini in occasione del centenario dalla nascita del regista. Attualmente membro del collettivo artistico Quadro Quantico, oltre a lavorare come freelance in progettista di sistemi interattivi e spazi multimediali.

 

Diego Repetto e Gianni Maroccolo

Diego Repetto e Gianni Maroccolo

Y.K L'altra metà del cielo

Attraverso una lettura del genio di Yves Klein, Yves Le Monochrome, che trovò la sua massima espressione artistica nel colore blu, l’architetto e artista Diego Repetto con la sonorizzazione del compositore e musicista poliedrico Gianni Maroccolo rende omaggio all’artista francese prematuramente scomparso nel 1962 all’età di 34 anni.

L’opera di animazione video proiettata nei luoghi urbani scelti come sfondo al festival di Light Art romano nasce da un’idea di Diego Repetto e Gianni Maroccolo ed è realizzata dall’esperto del colore EIZO Ambassador Marco Olivotto di Moonmusic in collaborazione con il Creative Lab milanese Qubla. L’animazione video dal titolo “Y.K. L’atra metà del cielo”  raffigura Yves Klein dopo essere “saltato nel vuoto”, continuando idealmente l’immagine simbolo del Nouveau Réalisme e facendo volare il pittore nel cielo blu in cui lui stesso diventa il cielo, catturando il blu assoluto nell’altra metà del cielo.

Ad accompagnare il “salto” nell’altra metà del cielo del pittore francese è la sonata per soli bassi saturi liberamente ispirata alla Symphonie Monotone di Yves Klein, realizzata da Gianni Maroccolo.

Oltre a celebrare Yves Le Monochrome, l’opera omaggia il 2020 come l’anno del Blu, così nominato a fine 2019 dal Pantone Color Institute. Laurie Pressman, vice presidente dell’International Sellers of Color, all’Associare Press, in occasione della nomina di assegnazione del colore all’anno 2020, ha dichiarato che il colore blu offre stabilità e connessione, trasmettendo una presenza rassicurante e creando una sensazione di grande spazio e fiducia nel futuro: in questi termini l’intenzione del duo Repetto-Maroccolo è di portare un messaggio di speranza in un mondo lacerato dalla pandemia e dall’incertezza nel futuro.

Yves Klein, sia quando progettò la mostra dedicata al Vuoto (l’esposizione “Le Vide” del 28 aprile 1958 a Parigi) in cui intendeva “dipingere” di luci blu l’obelisco di Place de la Concorde, sia quando coprì donne, tele e spugne del colore International Klein Blu, voleva avvicinare l’arte al cielo, recuperando attraverso il colore blu il rapporto tra arte e spiritualità.

 

Diego Repetto, architetto, impegnato nella ricerca e creazione di nuovi paesaggi e nell’analisi delle percezioni dei potenziali stakeholders attraverso l’arte esperienziale. Ha esposto i concetti di Land Lighting e Quinto Paesaggio, identificando nuovi approcci tra arte e architettura in ambito paesaggistico, al convegno internazionale De-sign Environment Landscape City a Genova nel 2017 e alla Biennale di Venezia 2018 con l’European Cultural Centre. È membro del LABLANDSCAPE (CIRIAF-SSTAM Università di Perugia), dell’Ideal Spaces Working Group (Germania) e del Comitato Scientifico del “Protocollo d’Intesa Internazionale per la Valorizzazione e Conservazione delle Opere d’Arte di Interesse Mondiale” (Politecnico di Torino, CNR-IVALSA, Università degli Studi di Firenze e Spazio Cultura del Museo Villa Colloredo Mels di Recanati). Attualmente sta sviluppando operazioni per rilanciare l’idea di una prossimità sociale da reinventare in connessione con il progetto di Concerto diffuso sviluppato all’interno del format “Concerti di idee in azione nel Quinto Paesaggio”, con il supporto della piattaforma RiavviaItalia, della webradio Radio Antidoto e di enti, istituzioni e fondazioni culturali internazionali.

Gianni Maroccolo (o Marok) è un musicista, produttore e scopritore di talenti indipendente italiano. Musicalmente nasce a Firenze, dove negli anni ’80 fonda i Litfiba, nei quali militerà fino al 1990. In quegli anni intraprende anche gli studi di contrabbasso, fonologia e musica elettronica e compone colonne sonore per teatro e cinema. La carriera di produttore artistico lo porta a collaborare con band come CCCP, Timoria e Marlene Kuntz, e con artisti come Franco Battiato, Jovanotti e Carmen Consoli. Nel 1993 fonda i C.S.I. – Consorzio Suonatori Indipendenti. Il gruppo raggiunge il vertice delle classifiche nel 1997, pur senza abbandonare la sperimentazione che lo contraddistingue. Nel 2000 il percorso dei C.S.I. s’interrompe e Maroccolo si dedica alla composizione del primo di quattro album dei PGR – Per Grazia Ricevuta, con alcuni protagonisti dei C.S.I. Pubblica l’album solista A.C.A.U. La nostra meraviglia, un piccolo gioiello di musica minimal-pop con alcune fra le più belle voci italiane. Alla fine del 2004 si unisce ai Marlene Kuntz, per due album, un tour e un DVD. Ha collaborato con il produttore britannico Howie B nell’ensemble Beautiful, e realizzato una sonorizzazione per Masbedo (anteprima mondiale alla Biennale di Venezia 2009). Nel 2009 ha fondato Al Kemi Lab assieme a Toni Verona. Nel 2012 torna sul palco con i Litfiba dopo oltre ventidue anni. Il successo delle date determina la decisione della band di suonare anche in altre città italiane nel 2013. Parallelamente al tour, Gianni compone vdb23 insieme a Claudio Rocchi. Nel 2020 realizza per Arte Fiera una sonorizzazione ispirata a una composizione di Yves Klein. Il 12 settenbre 2020 suona dal vivo al Tetatro Puccini di Firenze Alone not alone, prodotto da Fabbrica Europa in collaborazione con Contempo Records, un concerto in cui l’universo sonoro di Marok dialoga con i visual nati dai disegni di Marco Cazzato e animati da Michele Bernardi, i due artisti visivi che hanno accompagnato fino ad oggi i primi quattro volumi di Alone. Inoltre, Il 4 ottobre al MEI di Faenza ha ricevuto il Premio ai 40 anni di carriera.

 

Collettivo I Light

Collettivo I Light

Segni di luce - light painting

Il Light painting, è una tecnica fotografica che si declina in molteplici stili, utilizzando differenti tools luminosi per dipingere nel buio con la luce.

“Segni di luce” è una serie di lavori personali presentati con diverse tecniche e approcci emotivi che girano in loop su un grande schermo.

I Light è un gruppo spontaneo che raccoglie fotografi professionisti e amatori, artisti e performers della luce, nato per divulgare la tecnica e l’arte del light painting attraverso azioni, eventi, performance e mostre.

Il collettivo ha già collaborato insieme producendo “Mosaico di Luce”, frutto di un lavoro collettivo scaturito durante la pandemia per festeggiare l’International Day of Light 2020, presentato sotto forma di video-composizione, dove ogni artista ha creato “a distanza” una tessera in light painting.

 Hanno partecipato: Diana Bovoloni, Carla Calandra, Claudio Cecchi, Mariagrazia Dardanelli, Liliana Iadeluca,  Marianna Leggieri, Barbara Marano, Veronica Migliorisi, Alessandra Mura, Mirko Panzeri, Fabrizio Paravani, Filippo Pilla, Provediemozioni, Gioele A. Rana, William Recchia, Felicita Russo, Maria Saggese, Sara Siani, Lorenza Tassi. 

 

I Light è un gruppo spontaneo che raccoglie fotografi professionisti e amatori, artisti e performers della luce, nato per divulgare la tecnica e l’arte del light painting attraverso azioni, eventi, performance e mostre.
Hanno partecipato: Diana Bovoloni, Carla Calandra, Claudio Cecchi, Mariagrazia Dardanelli, Liliana Iadeluca, Marianna Leggieri, Barbara Marano, Veronica Migliorisi, Alessandra Mura, Mirko Panzeri, Fabrizio Paravani, Filippo Pilla, Provediemozioni, Gioele A. Rana, William Recchia, Felicita Russo, Maria Saggese, Sara Siani, Lorenza Tassi. 

Daniele Spanò

Daniele Spanò

Fino a qui

Attraverso l’uso di videoproiezioni e suoni, l’obiettivo è quello di trasformare l’architettura in una superficie luminosa e dinamica, funzionale al racconto.

Non solo un’azione incentrata sulla valorizzazione della facciata, ma la creazione di un dialogo continuo tra l’architettura e la poetica dell’artista: la possibilità di trovare un’altra funzione per l’architettura, il rapporto tra uno spazio intimo (il teatro) e uno spazio comune (la piazza), l’idea della superficie come elemento che separa e congiunge l’interno e l’esterno, il rapporto tra corpo e architettura.

Le forme umane emergono da una profonda oscurità diretta verso di noi, il loro impatto con la superficie (la facciata) crea distorsioni visive e sonore.

 

Daniele Spanò nasce a Roma  nel 1979. Dopo una formazione da scenografo, inizia il l’attività di regista e artista visivo soprattutto nell’ambito della performance e della videoarte in cui svolge, in ugual misura, una profonda ricerca e sperimentazione. Nel 2005 è stato parte del team creativo di supporto al celebre videoartista Gary Hill per la realizzazione della sua installazione Resounding Arches al Colosseo di Roma. Nel febbraio 2011 viene selezionato dal celebre regista e artista Takeshi Kitano per rappresentare il fermento artistico della città di Roma per un format televisivo da lui condotto dal nome Takeshi’s Art Beat. Dal 2012 al 2015 diviene consulente artistico per la Fondazione Romaeuropa e curatore della mostra DigitaLife presso il museo La Pelanda di Roma. Nello stesso periodo inizia la produzione dei lavori in grande formato su edifici monumentali attraverso la tecnica del videomapping. Dal 2014 nasce la collaborazione con Luca Brinchi (santasangre) con il quale realizza contenuti multimediali per numerosi spettacoli teatrali. Questa proficua collaborazione porterà i due a misurarsi con il lavoro di registi come Federico Tiezzi, Massimo Popolizio, Fabrizio Arcuri, Andrea Baracco, Lisa Natoli, Valter Malosti e molti altri. Nel 2016 progetta e realizza lo show multimediale per la presentazione della collezione Gucci Woman. Dal 2016 al 2020 la ricerca nelle arti visive lo porta ad esporre i propri lavori In Armenia, negli Stati Uniti e in Russia oltre che in Italia. Tra i lavori più importanti: Line In the Sand multimedia installation at Made in New York – Media Art Centre (NY City) 2019, Orbis, site-specific installation at Cafesjian Center for the Arts – Yerevan (Armenia) 2019, Quello che non ricordo, site-specific installation al Teatro Valle di Roma, celebratory project of William Kentridge work: Triumphs and Laments promoted. Il Giardino dei Sogni indoor video-mapping at Palazzo Venezia: project included in the exhibition: Giorgione I Labirinti del Cuore produced and promoted by MIBAC Ministry of Culture Italy 2017, Pneuma multimedia installation at Palazzo Collicola Arti Visive and included in the program of the 58th edition of the Festival dei Due Mondi 2015, Spoleto.

Lino Strangis

Lino Strangis

Tutto tatto a perdere

Questa audiovisione si può leggere come una proposta metaforica di mostrare tutti i contatti umani (ed in particolare quelli tattili) che vanno a perdersi in questi tempi di pandemia, emergenza sanitaria e distanziamento. Si potrebbe parlare forse di “rappresentazione di un non essere in atto” o di visualizzazione di un invisibile situato nell’oltre: nessun didascalico tentativo di riportare fatti o gesti che intendano far riferimento diretto all’argomento; nessuna retorica. Solo un flusso audiovisivo ideato per invadere i muri della città non per pretendere di dare risposte ma nella speranza di far sorgere domande.   

 

Lino Strangis è un artista intermediale (videoarte, videoinstallazioni e videosculture, realtà virtuali, performance intermediali, sculture 3D, video-scenografie, sound art) musicista sperimentale e regista (teatro, cinema, tv) nato a Lamezia Terme il 19/01/1981, vive e lavora a Roma e Torino.
Dal 2005 partecipa a numerosi festival, mostre e rassegne storiche internazionali in Italia e all’estero (ARS ELECTRONICA, Biennale del Mediterraneo, Videoformes, City Sonic, Proyector, Athens Videoart Festival, Invideo, …) e tiene diverse esposizioni personali e collettive in gallerie private e prestigiosi musei tra cui MACRO (Roma), MAXXI (Roma), MUSEO PECCI (Prato), FABBRICA DEL VAPORE (Milano), MUSEO RISO (Palermo), MAUTO (Torino), PAN (Napoli), GAMC (Viareggio), WHITE BOX MUSEUM OF ART (Pechino), muBA (S.Paulo), Torrance Art Museum (Los Angeles).

Le sue opere sono state esposte al fianco di quelle di artisti come Nam June Paik, Bill Viola, Robert Cahen, Studio Azzurro, Miao Xiaochun, Steina e Woody Vasulka.

Flavia Tritto

Flavia Tritto

Raw Flows (Dancing bodies change the world)

Cosa vuol dire essere fatti d’acqua? Come può, questa presa di coscienza, cambiare il nostro modo di percepire noi stessi e il mondo?

Ispirata dalla letteratura femminista sui “bodies of water”, Flavia realizza Raw Flows, una serie di quattro proiezioni site-specific che invitano ad immaginarsi e a scoprirsi forme d’acqua.

Lasciando aperto e fluido lo spazio di interpretazione, l’artista propone una serie di dichiarazioni riguardanti il nostro essere acqua che, tra l’evocativo e il poetico, sperano di favorire degli interrogativi e delle aspirazioni.

Fatti d’acqua, siamo meno soli. Ci possiamo riscoprire fluidi, interconnessi con il mondo e con gli esseri viventi, con tutta la materia, organica e inorganica. Fatti d’acqua, trasmutiamo, siamo poliformi e flessibili. Vibriamo a tempo di musica. (Ci) riempiamo e ci adattiamo.

Con i fiumi, siamo in costante movimento, in continuo divenire. Con i mari, siamo mossi dalle maree, da flussi, pulsioni e desideri.

Come l’acqua (le acque) siamo materia generatrice, siamo sostentamento, germogli e brina notturna.

Come acqua, siamo soluti e solventi e ci arricchiamo nell’incontro con l’altro, diventando qualcosa di nuovo.

Come acqua connettiamo, e fluiamo tra le differenze e lungo le distanze.

 

Flavia Tritto (Bari, 1994) è un’artista visiva multidisciplinare, il cui lavoro spazia dal video all’happening, dall’installazione alla performance, per indagare temi legati a “individualità”, “(inter)soggettività” e “(auto)percezione”. Dopo aver completato la sua formazione nelle scienze sociali e giuridiche, Flavia ha avviato la sua ricerca artistica iscrivendosi al Master in Fine Art della Central Saint Martins di Londra, terminato a giugno 2019. Da quando ha intrapreso la sua attività nell’arte, Flavia è stata parte di diverse mostre e residenze d’artista internazionali, che l’hanno portata ed esporre in istituzioni quali la Tate Modern di Londra (Tate Exchange, 2018 e 2019), il Centre de la Gravure de La Louvriere (Belgio 2018) e il Forte Marghera di Venezia (2019). Tra le residenze si ricordano “The European Academy of Participation” presso il Goethe Institut di Marsiglia (Francia, 2018) e “Trainings for the not-yet” presso il Banff Centre for Arts & Creativity (Canada, 2019). Flavia è anche attiva nel campo della cultura attraverso diverse iniziative, tra cui l’organizzazione e la curatela di residenze e ed eventi legati all’arte contemporanea.  

Olga Tuzova e Lorenzo Pagella

Olga Tuzova e Lorenzo Pagella

Teatri d'Italia / La vita prima e dopo

La videoinstallazione “Teatri d’Italia” nasce in un periodo in cui lo spettacolo è fortemente in crisi, con l’ambizione di portare nelle strade gli spazi teatrali attualmente chiusi e non fruibili dal pubblico né dagli artisti. La sequenza di immagini di alcuni dei più importanti teatri d’Italia mostra spazi maestosi e di altissimo valore estetico, che il nostro Paese ha il pregio di poter vantare in una quantità ineguagliabile. L’ambiente è però sempre vuoto, in palcoscenico come in sala, così che alla celebrazione di questi luoghi d’arte si accompagna un senso di solitudine e malinconia, che descrive la sensazione di spreco e di abbandono che pervade il settore dello spettacolo quando non può vivere delle rappresentazioni artistiche che ne giustificano l’esistenza. La videoproiezione è incorniciata da un movimento di fasci di luce rossi, a richiamare e sottolineare la situazione di allarme in cui versa il settore culturale in questo periodo.

 

Il progetto “La vita prima e dopo” è stato creato sotto l’influenza della situazione attuale in Italia, e in tutto il mondo. La crisi globale generale che ha colpito tutti i paesi è diventata un momento di transizione dalla vita precedente alla vita futura. La situazione in cui le imprese crollano, le persone rimangono senza lavoro, il mondo regna uno stato di panico generale e caos, sicuramente rimarrà per sempre nella nostra memoria. E in ogni situazione, non importa quanto sia difficile, c’è sempre un’opportunità che può essere vista. E, nel nostro caso, questa opportunità è stata la trasformazione e la rivalutazione globale dei valori. Abbiamo iniziato a pensare di più alla famiglia, abbiamo iniziato ad apprezzare i nostri cari. Il nostro pianeta ha cominciato a purificarsi. E dopo aver attraversato questo periodo terribile della nostra vita, possiamo raggiungere un nuovo livello di coscienza, e recuperare i valori persi. Il progetto “La vita prima e dopo” è stato creato in modo che tutti possano fermarsi e vedere nuovi significati. Sentire il potere della cosa più importante nella vita: possiamo amare, possiamo creare qualcosa nuovo e migliorare se stessi ogni giorno. Questo progetto è dedicato alle nostre famiglie, ai nostri amici e ai nostri compagni. Questo progetto ha lo scopo di sentire che insieme siamo una forza! E ce la faremo!

La musica per il progetto è stata scelta da Edoardo Bedarida.

 

Olga Tuzova e Lorenzo Pagella, entrambi Lighting Designer con anni di esperienza alle spalle, sono rispettivamente l’ambasciatrice italiana di “Women in Lighting”, collettivo artistico che raccoglie le esperienze di lighting design al femminile da tutto il mondo, ed il fondatore di “Virtual Lighting”, attività nata per riunire i professionisti della progettazione e programmazione delle luci per lo spettacolo. Hanno iniziato recentemente a collaborare dedicandosi a diversi progetti: dalle installazioni per light festival al lighting design per gli eventi, fino alla consulenza progettuale per prodotti di illuminazione. Partecipano con entusiasmo all’iniziativa di RGB light festival 2020 con l’obiettivo di portare una luce artistica ed emozionale nelle vie e nelle piazze di Roma.

Simona Verrusio

Simona Verrusio

Ellissi 2.0

Bellezza, respiro, trasformazione, passato che riaffiora per coniugarsi al presente, gioco con le architettura e i paesaggi. 

Le opere video e gli interventi testuali di light art di Simona Verrusio si intrecciano e dialogano con le architetture degli edifici e spazi delle location scelte per il Festival RGB 2020. Molteplici interventi ispirati dal genius loci dei diversi luoghi e dal legame tra arte e scienza.

Le curve che la Tangenziale est di Roma compone, viste dell’alto, sembrano sezioni di curve più ampie. Le traiettorie di Lissajous  appaiono facendo dondolare un pendolo, immagini sorprendenti legate al movimento della terra intorno al sole e alle orbite dei pianeti. La proiezione dei sinuosi intrecci si unisce alle arcate della Tangenziale. I piloni che la sorreggono si vestono con forme di colonne greche, dai capitelli intarsiati, per costruire un luogo altro di suggestione e provocazione. La poesia riecheggerà sotto le volte, non stellate, della tangenziale, tratta da un video degli anni ’70 dell’Ansaldo e da ’10 giugno 1962′ di Pier Paolo Pasolini. 

Un altro intervento, più concettuale, porta la natura nel parcheggio di via Ludovico Pavoni di Torpignattara, giocando con le architetture dei palazzi. I due palazzi vicini formano una grande lettera U maiuscola, che viene incastonata nella parola “aiuole”. Aiuole per portare simbolicamente un ‘pezzetto’ di natura all’interno dello scenario urbano. Aiuole – unica parola in italiano con tutte le vocali- è anche un omaggio a Dante e alla Terra quando egli scrive “L’aiuola che ci fa tanto feroci,.., tutta m’apparve da’ colli a le foci»  riferendosi proprio alla Terra vista dal Paradiso.

Sulle grandi costruzioni dei grattacieli dell’EUR un gioco visivo tra l’incompiuto delle linee verticali degli edifici e la trasformazione continua delle linee curve, descritte dalla complessa funzione matematica di Mandelbrot.

Infine al parco San Galli l’immagine di un giovane Ninetto Davoli correrà, così come aveva fatto nel film Uccellacci Uccellini, sull’acquedotto, mentre gli alberi del parco saranno illuminati di uno splendido verde e il prato diventerà  un pavimento a quadri bianchi e neri. Uno scenario che riecheggia i quadri metafisici di De Chirico, creando un nuovo e altro spazio urbano attraverso l’intervento luminoso. Altre immagini: case e casupole costruite addosso all’acquedotto negli anni ’70, foto di Roberto Ciavoni, e acque blu con corpi in abbraccio per la nostalgia di contatto legata ai tempi che stiamo vivendo e all’acqua che scorreva nell’acquedotto.

 

Simona Verrusio aka Vj Janus si occupa di teatro, performance e video. Ama i diversi linguaggi artistici  e ne esplora i confini e le connessioni. E’ l’ideatrice della piattaforma www.mapparte.com che geolocalizza i luoghi e le sale ad uso creativo, per facilitare l’incontro tra chi cerca spazi per le attività artistiche e chi ne ha la disponibilità. Dal 2011 conduce laboratori di teatro performativo, e laboratori di poesia e movimento sulla poesia breve giapponese (haiku). Ha fondato, nel 2016, l’associazione culturale ‘Piedi Nudi’  (https://www.facebook.com/piedinudiaps//),  prima come spazio fisico, una sala, ora volante su diversi luoghi d’arte. Ha brevettato un dispositivo tecnologico performativo itinerante: una maschera tecnologica dal nome Vj Janus che indossa e con cui realizza performance video itineranti. Vj Janus tramite una telecamera riprende ciò che vede e lo proietta in tempo reale su uno schermo posto sulla schiena della performer. Nel 2018 con VJ Janus ha partecipato al Festival Internazionale RGB Light Festival con il progetto Itertime, mescolando immagini del passato  e del presente. Ha pubblicato due libri scritti a quattro mani con Alter: il primo ‘La Folta Schiera – la labirintite del potere‘ e il secondo ‘Io Tarzan, tu Cita’. 

Nel marzo 2019 ha realizzato una installazione video, multimediale ed interattiva, nel Museo del Satiro Danzante di Mazara del Vallo dal titolo “Ciò che vedo”.